Non posso cedere il mio ruolo anche se è
stata una mia volontà. È stato Lorenzo o io a relegarmi su
questa sedia? Cosa importa? Resto ipnotizzato dalla luce del
flash che a ritmo irregolare illumina la stanza. Resto in
disparte, non riesco a muovermi. Trattengo il respiro, tengo
la posa. Non è me che sta fotografando, non importa. Tutto è
concentrato nel perimetro del tappeto che circoscrive il
salotto di questo open space la cui costruzione ha minato il
mio sistema nervoso. Non posso distrarmi e non voglio. Le
quindici gocce di lexotan mi sono d’aiuto. Non sono agitato.
Devo rimanere concentrato, nulla deve sfuggirmi. Tutto deve
essere impresso nel mio cervello. Non sono le immagini che mi
interessano, quelle le potrò vedere in un secondo momento.
Sono i gesti e le espressioni di Lorenzo ad interessarmi, da
quelle non riesco a distrarmi. Scompariranno una volta spento
il generatore e acceso il lampadario della stanza, Lorenzo non
me le racconterà, lo so. Lo guardo quasi a spiarlo, non mi
interessa se lascerà le mie domande senza risposta, me ne
fregherò anche del suo negare. La mia mente si trasformerà in
una camera oscura, le informazioni che sto immagazzinando
prenderanno vita sulla pellicola dei miei ricordi. Non farò
domande, non cercherò un contraddittorio. Marco gli piace.
Li osservo quasi danzare; divisi o uniti da un
obiettivo? So che per loro al di fuori di quel dannato
perimetro non esiste nient’altro, io compreso. Il fotografo e il
modello. Non so se per tutti i fotografi è così ma per Lorenzo
fotografare qualcuno nel modo in cui sta fotografando Marco
corrisponde a un atto sessuale. Di quelli più intimi. Nessun
contatto. Lorenzo gli sta scopando la testa, Marco non se ne
rende conto ma gli è succube. Anticipa i suoi desideri. Per un
attimo mi distraggo da Lorenzo. Marco è sul divano, pelle contro
pelle. Di nuovo. La mia tortura, il mio cilicio. Il mio
masochismo portato all’eccesso, le viscere ribollono. Ma il modo
in cui Marco gli offre il culo mi eccita, in un certo qual modo
mi tranquillizza. Non mi piace essere dato per scontato, non mi
piace che Lorenzo si privi delle tentazioni. Siamo tutti bravi a
essere fedeli così. Io voglio essere scelto. Marco si muove
sotto le indicazioni di Lorenzo, è scopato. Comincia a
rendersene conto. Non gli basta, è ancora giovane. Gli serve il
contatto fisico. Lorenzo si fa trovare, si allontana.
L’obiettivo accorcia le distanze, Marco non lo sa. Lo capirà con
il tempo, forse. Uno strano movimento di Lorenzo mi lascia senza
respiro, mi lega un cappio al collo. Lo sa, mi guarda, sono
ritirato nel buio della stanza, non mi vede. Mi cerca. Mi impongo di non muovermi.
Pelle contro pelle, senza preavviso. Né per Marco né per me. Lorenzo gli è dentro, nessun obiettivo rende la scena meno reale. Li guardo illuminati dalla luce della torcia. Il resto della casa è al buio. Sono ritirato nel mio silenzio, non emetto nessun rumore, respiro a stento. Marco si dimena, Lorenzo lo segue. Sono un tutt’uno. Le viscere si attorcigliano, strangolano la mia tranquillità. Ho bisogno del lexotan ma è in bagno. Non riesco a muovermi, non voglio perdere nessun frame di questo film che non so se avrà una replica. I loro gemiti seguono il ritmo dettato dal cazzo di Lorenzo. Immagino i pensieri di Marco: l’idea di casa e del suo uomo sono lontani dalla sua testa. Si fa scopare, offre anche la testa. Lorenzo è a quella che aspira, dice che un culo alla sua età non gli basta. Vuole impossessarsi della sua mente, Marco abbassa le difese, io resto a guardare, Lorenzo ha smesso di cercarmi. Marco ancora sul divano, pelle contro pelle. La mia tortura, il mio cilicio. Resto imbambolato dal cazzo che entra e che esce, dal movimento pelvico di Marco che lo cerca. Sono uno, le mie sicurezze vacillano, non reggono al colpo. Non voglio essere scelto, voglio essere dato per scontato ma ormai è tardi. Lorenzo gli è addosso, Marco lo sostiene, il culo sollevato. Lorenzo si perde nel suo corpo, gli occhi del ragazzo iniziano a chiudersi. È perso, non sa che quando il generatore verrà spento non esisterà più nulla. Sono sicuro che finisca così? Lorenzo gli sussurra qualcosa all’orecchio, Marco fa un cenno con la testa. Non riesco a capire, non sento. Impossibile leggere il labiale, la faccia di Lorenzo tra i capelli di Marco. Si confondono. Si perdono uno nell’altro. Non voglio essere scelto. Ma perché Lorenzo non mi sente? Ho l’impressione che i miei pensieri urlino, mi indispettisco. Non si curano di me, fuori da quel perimetro non esiste nient’altro, io compreso. Ma non c’è nessun obiettivo che giustifichi la cosa. Devo uscire da questa stanza. Non posso continuare a guardare. Lorenzo sapeva che sarebbe finita così. Perché non gli ho creduto? A cosa è servito portare all’eccesso il mio masochismo? Non voglio essere scelto, voglio essere dato per scontato ma ormai è tardi. I colpi di Lorenzo sempre più decisi, i gemiti di Marco mi danno la certezza che gli appartiene appieno. Mi sento perso. Non so cosa pensare. Non voglio! La pelle di Marco si perde in quella del divano, quella di Lorenzo in quella di Marco. Non li distinguo, non posso permettermelo. Devo stare più attento, voglio vedere. Cerco di avvicinarmi, faccio un passo e mi blocco, come davanti ad un recinto con corrente elettrica. Ho paura di rimanere fulminato da quello che potrei scoprire. Meglio il dubbio che la certezza. La testa di Marco verso quella di Lorenzo, bocca contro bocca, pelle contro pelle. È troppo, troppo per la mia mente instabile. Sono nelle loro mani, loro non lo sanno. Per loro ho smesso di esistere nel momento in cui è stato acceso il generatore. Verrà spento prima o poi. Ma adesso è ancora acceso. Lorenzo entra sempre di più, avanza ad ogni colpo. Marco gli fa strada, lo accoglie. Non sa che se gioca col fuoco si brucia? È ancora giovane, lo scoprirà con il tempo. Io lo sto capendo adesso. Ma perché non le nostre volontà non aspirano sempre alla beatitudine? Non rispondo, i gemiti di Lorenzo mi distraggono. Si aggrappa a Marco mentre se ne impossessa appieno. Non voglio cedere il mio ruolo anche se è stata una mia volontà. Mi alzo di scatto per spegnere il generatore, tutto resta invariato: Lorenzo è ancora dentro Marco, ancora bocca contro bocca. Non voglio essere scelto, voglio essere dato per scontato ormai è tardi. Marco gli piace.
Dario
www.darionudo.com
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