giovedì 24 gennaio 2013

Marco gli piace

Non posso cedere il mio ruolo anche se è stata una mia volontà. È stato Lorenzo o io a relegarmi su questa sedia? Cosa importa? Resto ipnotizzato dalla luce del flash che a ritmo irregolare illumina la stanza. Resto in disparte, non riesco a muovermi. Trattengo il respiro, tengo la posa. Non è me che sta fotografando, non importa. Tutto è concentrato nel perimetro del tappeto che circoscrive il salotto di questo open space la cui costruzione ha minato il mio sistema nervoso. Non posso distrarmi e non voglio. Le quindici gocce di lexotan mi sono d’aiuto. Non sono agitato. Devo rimanere concentrato, nulla deve sfuggirmi. Tutto deve essere impresso nel mio cervello. Non sono le immagini che mi interessano, quelle le potrò vedere in un secondo momento. Sono i gesti e le espressioni di Lorenzo ad interessarmi, da quelle non riesco a distrarmi. Scompariranno una volta spento il generatore e acceso il lampadario della stanza, Lorenzo non me le racconterà, lo so. Lo guardo quasi a spiarlo, non mi interessa se lascerà le mie domande senza risposta, me ne fregherò anche del suo negare. La mia mente si trasformerà in una camera oscura, le informazioni che sto immagazzinando prenderanno vita sulla pellicola dei miei ricordi. Non farò domande, non cercherò un contraddittorio. Marco gli piace.