Non posso cedere il mio ruolo anche se è
stata una mia volontà. È stato Lorenzo o io a relegarmi su
questa sedia? Cosa importa? Resto ipnotizzato dalla luce del
flash che a ritmo irregolare illumina la stanza. Resto in
disparte, non riesco a muovermi. Trattengo il respiro, tengo
la posa. Non è me che sta fotografando, non importa. Tutto è
concentrato nel perimetro del tappeto che circoscrive il
salotto di questo open space la cui costruzione ha minato il
mio sistema nervoso. Non posso distrarmi e non voglio. Le
quindici gocce di lexotan mi sono d’aiuto. Non sono agitato.
Devo rimanere concentrato, nulla deve sfuggirmi. Tutto deve
essere impresso nel mio cervello. Non sono le immagini che mi
interessano, quelle le potrò vedere in un secondo momento.
Sono i gesti e le espressioni di Lorenzo ad interessarmi, da
quelle non riesco a distrarmi. Scompariranno una volta spento
il generatore e acceso il lampadario della stanza, Lorenzo non
me le racconterà, lo so. Lo guardo quasi a spiarlo, non mi
interessa se lascerà le mie domande senza risposta, me ne
fregherò anche del suo negare. La mia mente si trasformerà in
una camera oscura, le informazioni che sto immagazzinando
prenderanno vita sulla pellicola dei miei ricordi. Non farò
domande, non cercherò un contraddittorio. Marco gli piace.